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Recensione – La panchina – Stefano Cannistrà

Buongiorno fanciulli, oggi recensione in collaborazione con la Chiado Editore con il libro La panchina scritto da Stefano Cannistrà, prima pubblicazione dello scrittore.

Ci tengo a precisare che, per rispetto delle persone che mi seguono e si fidano del mio giudizio, ho sempre chiarito la mia totale trasparenza in merito alle recensioni dei libri, che siano in collaborazione o no, in caso di esito positivo e\o negativo, portando sempre rispetto nei confronti dello scrittore e della casa editrice in considerazione.

Questo può essere apprezzato oppure demonizzato ma continuerò sempre per questa strada e trovare realtà editorali che apprezzano la trasparenza per i miei occhi acquistano ulteriormente punti e fiducia. Ringrazio anticipatamente la Chiado Editore per la comprensione, lasciando libero spazio alle mie parole e pensieri. 

Scheda Tecnica

  • Titolo: La panchina
  • Autore: Stefano Cannistrà
  • Copertina flessibile: 382 pagine
  • Editore: Chiado Books Italia
  • Data pubblicazione: 19 aprile 2018
  • Collana: Viaggi nella Finzione
  • Data di Pubblicazione: Marzo 2018
  • Numero di pagine: 384
  • Copertina flessibile: 11,90 euro
  • Ebook: 10,19 euro

Sinossi

La panchina racconta l’altro volto dell’amore, di quando diventa ricordo, approfondendo in modo introspettivo i sentimenti e le tempistiche diverse attraverso le quali spesso si manifestano. In questo modo si introduce la riflessione circa l’incapacità umana di comunicare quanto abbiamo dentro, rendendo i rapporti complessi e malinconici. I personaggi descritti si alternano su una panchina di un parco di una cittadina, non ben identificata, dell’Italia centrale, che per la sua particolare posizione diventa una sorta di rifugio per riposare e per pensare. E le storie lasciano aperta ogni possibile conclusione, in modo tale da permettere al lettore di immaginare un epilogo conforme al proprio sentire e alle proprie emozioni. 

“Se il ricordo fa rumore, assomiglia a quello flebile delle onde sulla battigia – pensò Ilaria – o al respiro profondo del mare quando rasenta le pareti del cuore; se il ricordo ha un colore, è quello cangiante degli occhi al tramonto quando guardano l’infinito, quando l’ultimo scampolo di luce si infrange sulla linea dell’orizzonte e la natura sembra mutare aspetto e forma, concedendosi alla notte, come un’amante al proprio uomo. Ed è allora che provi quel senso di perfezione che dura solo un battito d’ali, come l’alone di purezza che l’onda lascia per un istante, dopo il suo fluire”.

Chiado Editore

CHIADO BOOKS è una casa editrice internazionale nata a Lisbona che, dopo il successo raggiunto in Portogallo e in Brasile, ha ampliato gli orizzonti verso nuovi Paesi e lingue differenti, aprendo sedi anche in America Latina, negli Stati Uniti, in Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Inghilterra e Spagna.

CHIADO BOOKS crede in un mondo editoriale democratico e da anni lavora per questo obiettivo, dando senza pregiudizi opportunità agli Autori e offrendo ai Lettori straordinarie opere di ogni genere, ad un giusto prezzo.

CHIADO BOOKS Italia è specializzata nella pubblicazione di autori contemporanei, dai più affermati ai più promettenti artisti emergenti.

Grazie alla collaborazione con grandi case di distribuzione, i libri pubblicati da CHIADO BOOKS arrivano velocemente ogni giorno nelle mani dei Lettori di tutto il mondo.

Ti invitiamo a scoprire i nostri libri: abbiamo sempre un libro che si rivelerà una sfida per te.

La nostra sfida è quella di meritare che i nostri libri facciano parte della tua vita.

Recensione

Partiamo dalla presentazione della copertina del libro in questione. Complimenti per la semplicità e pulizia dell’impaginazione esterna in merito all’immagine utilizzata, chiara e leggibile, lasciando spazio all’immaginazione, concludendo con una sinossi posta in maniera evidente su sfondo rosso con ulteriore frase/estratto utilizzato per incuriosire il lettore. Punto negativo è la mancanza del prezzo sia internamente che esternamente e dalla biografia molto scarna dello scrittore.

Mi sono soffermata sulla copertina perché principalmente racchiude il cuore del libro stesso. Stefano concentra tutta la storia in un unico punto focale, la panchina, centro di numerose storie che vedranno diversi protagonisti.

Avrete la sensazione di vivere diverse vite e di farne parte, anche minimamente. Un percorso psicologico dove i protagonista troveranno persone e amori dimenticati o solo allontanati, una terapia d’amore dove, la panchina, è il fulcro di tutto, psicologo silenzioso e prepotente.

L’immagine della copertina rappresenta una sintesi del tutto, due persone sedute, su una panchina, che osservano la loro vita insieme. Il soggetto principale, la panchina, non viene collocato in un luogo preciso, anche se troveremo dei riferimenti, questo avvale l’idea di base, un luogo simbolico dove incontrarsi confrontarsi, scontrarsi e amarsi.

Affrontare il proprio passato, presente e futuro, personaggi diversi ma veri, dove ogni singola parola vuole spiegare il significato dell’amore con occhi diversi ma uguali.

Questo libro è un percorso molto introspettivo dove non tutti possono concludere con messaggi univoci ma, in parte, lascia un segno, una radice profonda. Possiamo identificarci in tutti i protagonisti perché abbiamo vissuto, almeno una volta nella vita, lo stesso momento o stato d’animo.

Ma, nota dolente, l’aspetto che ha fatto vacillare il mio giudizio durante la lettura è stato il linguaggio della scrittura utilizzata da Stefano. Abbiamo un modo di scrivere molto articolato, quasi prolisso, che prolungano momenti già chiari al lettore. Questo metodo, nel mio caso, ha provocato attimi di distrazione perché allungando un discorso o una descrizione si tende ad allontanare il lettore dal punto focale. Apprezzo la ricerca e la poesia intrinseca nella scrittura ma, secondo il mio modesto parere, ha sminuito una storia di base perfetta perché tratta una tematica in maniera così complessa e ingarbugliata in maniera perfetta ma troppo allungarla e pesante.

Per questione di principio, tendo a leggere sempre tutti i libri anche in caso di problematiche o incomprensioni perché voglio capire ma, in questo caso, ho fatto veramente fatica anche se, in cuor mio, gioivo della bellezza di questa storia.

Lo so, lo so!!! Sono pazza hahahahah

Questo libro è fatto per trovarsi in due nette strade, chi ama le prose lunghe e molto dettagliate e chi odia crogiolarsi nella lettura

Siete voi a scegliere. Vale strada volete percorrere?

Un bacio dalla vostra Palma.

2 pensieri riguardo “Recensione – La panchina – Stefano Cannistrà

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